Il cielo ha ancora le pupille scure
che brillano i cristalli delle stelle
distanti come il mormorìo del mare,
brucianti come lacrime su pelle.
E mi rivivo. Piccola creatura
che guarda dalla riva l'orizzonte
lontano, con la mano sulla fronte
schermando il sole con la mia paura.
E' troppo grande nel mio troppo poco
e so di non trovare comprensione
quando combatto coi mulini a vento
se torna ad inondarmi lo sgomento.
E mi ritiro ancora, raggelata
dall'ombra mesta che di nuovo adombra
lo sguardo, tutto il cielo in cui mi sembra
più grande della vita che mi è data.
La sera sfiora il passo dell'aurora,
di sole e d'ombra si colora il fiato
nel mentre il tempo disfa il mio vestito
nell'anima rimane ogni tracciato.
Vivono i morti in me, vivono a frotte,
fantasmi e spasmi di malinconia
fra i palpiti lunari che la notte
di sole e d'ombra veste con Poesia.
Ma nel mio troppo poco è troppo grande
quel sole ed il timore mi riprende.
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