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16 aprile, 2012

Dalla sponda

Cammina dentro l'ombra quell'opale
lunare tra le polveri del giorno
nel mentre il sole smaliziato stringe
tutti i confini dentro le sue braccia,
raggiante dei riflessi che dipinge,
che incenerisce come carta straccia.

Ma gli ho carpito, sai, qualche frammento
e guarda è sulla punta del mio dito,
una farfalla libera sul vento
che vola dai miei occhi all'infinito.

Ricordo, e ritorniamo insieme al fiume
sulla sterrata con la bicicletta,
la cesta sul manubrio e quel barlume
di luce mi fa ancora starnutire
mentre consuma l'alba in tutta fretta,
ma io ero troppo bimba per capire.

Battevi e insaponavi le lenzuola
schioccandole così, come frustata
sopra una pietra scura ed io tra l'erba
ancora troppo acerba per capire
che il fiume si trascina per mestiere,
seguivo con lo sguardo il vestitino
che in meno di un istante era lontano,
confuso nel barbaglio cristallino.

Adesso guardo ancora dalla sponda
quel poco che mi resta nella mano,
la bambolina spoglia e dentro l'onda
del fiume che trascina nell'arcano.

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