D'inverno profumavano le rose
protese dalla gelida ringhiera,
sopravvissute a fole tempestose
velate come i nembi sulla sera.
Di ghiaccio si vestiva la sterrata
quale tovaglia stesa su una mensa
dai fili di tristezza ricamata
che raccontava la miseria immensa,
coperta dal bagliore dei cristalli
di calici d'ipocriti sorrisi,
lo sguardo inumidito oltre le valli
per non guardare il fondo agli occhi invisi.
La sagoma di un gatto alla finestra
e il vetro si appannava col vapore
volato via da un piatto di minestra,
bruciando gli occhi raggelava il cuore.
D'inverno profumavano le rose,
a loro si aggrappavano i pensieri
in cerca di parole silenziose
dentro il tumulto di quei nembi scuri.
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