Spoglia di meraviglia chiudo gli occhi.
Non mi sorprende più quella freddezza
di pietra tetra, triturata in fiocchi
d'azzurro, sparpagliati sulla brezza.
Persino il cielo abbozza in un sorriso
amaro e sventa quella luna spenta
di sogni che s'incipria d'unto il muso
per luccicare nell'assurda scena.
Mamma, che pena! Suona la sirena
e gli artigiani corrono a impastare
le nuvole di plastica sul mare
di legno o d'alabastro, la polena.
Ghirlande e fronde per la pozzolana,
le rane gracidanti dello stagno,
merletti bianchi in cui s'acquatta il ragno:
"Te segno mò e domani me te magno!".
Spoglia di meraviglia chiudo gli occhi.
Le stelle sono sempre più distanti
mentre respingo in fondo come blocchi
di ghiaccio le mie lacrime cocenti.
Nessun commento:
Posta un commento