e c'è un roseto dentro l'ospedale
a settecento metri sul livello
del mare, in cui mi piace camminare
tra gemme di rugiada e rosee fole.
C'è un'aria profumata già d'inverno
pungente, e la penombra dei castagni
bagnati dalla pioggia rugginosa
di foglie gialle mi risveglia i sogni.
E sopra il foglio muto di un quaderno
mi sembra di vederci voli d'ali,
la vela di un natante, spiagge, soli
ed infiniti viaggi solitari.
Così che ritornando in quel reparto
porto con me un frammento colorato
dall'alito boschivo, e qualche foto
per un sorriso di chi è lì ammalato.
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