S'andava in bicicletta sulla sponda
del fiume, almeno un giorno a settimana,
con l'aria profumata di lavanda,
velata di rugiada campagnola.
E mentre lei lavava le lenzuola
inginocchiata in mezzo ai fili d'erba
sembrava un fiore ed io una vispa vespa
che le ronzava attorno con fragore.
Ancora troppo acerbo era il mio volo
che lei teneva a bada con gli sguardi
severi e senza usare una parola
diceva che "giocava" meglio sola.
Contavo la mia vita su tre dita
a malapena, non ricordo amici
immaginari e fiori e insetti vari
avevano parole e gli animali
divennero i miei amici... "i più migliori!".
Nessun commento:
Posta un commento