La strada era sbagliata dal principio
di un treno pieno d'anime e parole
sfibrate come fogli di un giornale
passato dentro un campo da pallone
di mano in mano, tutta una stagione.
Quasi che il giorno non sapesse il sole,
la luna sempre lì, allo stesso posto,
santificata su un azzurro altare
di pietra in cui si muore sottocosto.
E c'era un dio scolpito nel granito,
talmente vero da sembrare vivo,
avvinto da un alone di mistero
come l'idea che l'ebbe partorito
tra nuvole di un sogno fuggitivo.
La strada, dall'inizio era sbagliata
ma avventurò in un soffio di respiro,
la luce, in uno strappo di pensiero,
dalla stazione in cui sono partita
al nubifragio che mi ha risvegliata.
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