Sfoggiano al sole le amorose cure
i colori sgargianti lungo il viale
delle lapidi in fila, mentre sale
il pianto fatto a gesti di premure.
Mi perdo nello sciame di creature,
nel mesto andirivieni dai cancelli
all’ora che ritirano gli uccelli
le garrule risate, e le paure
mi bruciano il respiro. Sugli anelli
del cielo che si veste umido a sera,
si fanno avanti senza tanti orpelli,
le nubi grigie, gonfie di preghiera.
E qui, su questo campo del silenzio,
tra i fiori destinati a breve vita
spargo l’anima incerta e ammutolita,
con passo attento dentro il sacro tempio
delle fragilità dov’è finita
ogni potenza umana e il buon esempio.
Però posseggo in dono la coscienza
di tanta povertà che ci accomuna,
di tanta solitudine e nessuna
certezza che prevalga l’apparenza
il giorno che sarà solo la luna
ad ascoltarci, buona, con pazienza.
- Gesuino Curreli -
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