Buttavano la terra sul tuo letto
di noce e mi sentivo ancor più sotto
della profondità del tuo giaciglio
che sul momento, sai, te l'ho invidiato
quel sonno tra le braccia dell'eterno
per spegnere il dolore del mio fiato.
Le punte dei cipressi a bordo strada
sfiorando vette azzurre sul mattino
bagnano il tuo silenzio di rugiada
e il soffio di una lacrima di cera
brucia la mia indicibile preghiera.
Buttarono la terra sul mio tutto,
poi semi di tristezza come i fiori
pungenti che ora adornano il tuo letto
col freddo spettro ardente di colori.
Soppeso rassegnata ogni ricordo
poi l'ironia con cui ti raccontavi:
- Non Dio, ma sono il Vice! - la tua voce
sembra tornare a dirmi dai miei scavi
quasi a volerli rendere più lievi
con gli echi dei sorrisi che donavi.
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