Non ho mai visto il sorgere del sole,
ora so ch’era un’alba senza luce
come il giorno che incalza e non induce
al sorriso la bocca delle viole.
Ora so cos’è un giorno quando nasce
e ci si leva nuovi perché ride
un empito vitale anche se stride
col dolore del mondo a larghe fasce.
Ora so che nei quarzi del mattino
c’è il seme che nel giorno si raccoglie
e fa verdi speranze spente e spoglie,
ridenti come il trillo di un cantino.
L’oscurità passata e le sue doglie,
i timori, le insonnie e il buio intenso,
poi il cristallo e un bagliore per compenso
tremulo come al vento ultime foglie.
Mercede a chi ha sperato nell’aurora
come al respiro e ai battiti vitali
che muovono le vene e senza uguali
fanno fluire il sangue quando irrora
le pupille per cogliere i segnali
degli amanti di cui ci si innamora.
.
A chi, passato l’ultimo timore,
s’illumina di vita ai primi raggi
e vede nuovi i soliti paesaggi
che avevano smarrito ogni colore.
A chi si appresta a vivere un amore
come sogno e vaghezza mai compiuta,
e per esso sacrifica e rifiuta
la vanità frenetica del cuore.
- Gesuino Curreli -
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