Rimango sulla sponda fuggitiva
da voci, luci e tiepidi respiri
di petali di nuvole, di fiori
incoronati a cicli stagionali
da cieli sempre stinti, sempre uguali.
Rimango qui ad un palmo da quest'era
appesa a un fiato flebile di niente
che dondola la luna sfigurata
dal filo di un rasoio e bevo sola
l'immenso che mi riempie il calamaio
pagando il conto al misero usuraio.
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