Il cielo è piombo fuso sopra i tetti
bagnati dal grigiore novembrino
di nebbia e nuove nuvole sfrangiate
dal vento profumato di camino.
Di là dai vetri guardi e non ti aspetti
nessuna novità che ti sorprenda
lo sguardo, eppure dietro quella tenda
di fumo voli via con un ricordo.
Mi posi nelle mani le tue mani
leggere come un paio d'ali implumi
e mi racconti ancora la tua aurora
di sempre in sempre, come fosse allora.
E' fragile e amorosa la tua voce
che sembra dare fiato alla bambina
racchiusa dentro mentre le vai incontro
dall'altra estremità da cui ti chiama
di sempre in sempre, sempre più vicina.
- Tienimi stretta, stringimi più forte -
sussurri mentre guardi oltre la coltre
nebbiosa dietro la finestra chiusa
dove l'oscurità si è già protesa.
E all'improvviso un'ultimo bisogno:
- Dammi le scarpe...devo andare... vedi?
C'è la mia mamma che mi sta chiamando -
poi chiudi gli occhi e al cielo ti concedi.
Chissà se è li davvero o dentro il sogno
di sempre in fondo al cuore di un pensiero.
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