Nelle file di lapidi bianche
fra i sorrisi sgargianti dei fiori
lontana da sbuffanti rumori
ti ritrovo lontana e non sfiori,
distratta, le mie lacrime stanche.
Vorrei capire e non posso…
mi rimane il mistero del dove,
sento un fosso che dentro mi rode,
dove piove ogni sorta di male,
e mi lascia, interdetto, di sasso.
Quel fiato che più non respira
é un disegno di sempre, fatale,
ma desta stupore e rigira
nell’incredula sorte finale
il perché da uno sguardo ritira
ogni cosa in un mondo irreale.
Il fiato che più non respira,
un litigio, un sorriso, l’amore,
i progetti, gli screzi, e l’intesa….
ora lasciano un acre sapore,
la certezza ch’ è finita l’attesa
nello spazio più vuoto di sempre.
Il sole che scioglie la brina
non accende qui dentro la voce
sui bei visi appoggiati a una croce
sotto gli occhi di un’ ala divina.
- Gesuino Curreli -
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