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10 dicembre, 2012

Dirai...

Dirai che sono un passero volato
in tante primavere cinguettante
ma sono solo un fervido e tremante
volatile smarrito nel passato.

Nota il mio volo come non saetta
dentro lo spazio in cui menavo il canto,
guarda quanto è difficile l’espianto
delle parole di cui si diletta
la metafora che adotto nel trapianto
della fola all’ umore che mi aspetta.

E volo, e non mi piego ai venti ostili,
persevero in amabili racconti
che dicono di cieli e di orizzonti,
di pascoli e di greggi negli ovili.

Sfido, se mi riesce di provare,
la superbia del volo che sovrasta
l’umana povertà quando contrasta
la spinta verso mete da esplorare.

Dirai che sono un’aquila reale,
e invece no, nell’ aria libro appena
il peso della povera carena
che sotto la mia spinta, no, non sale
come la greve opacità terrena
di un canto che vorrebbe, ma non vale.

Vorrei l’abilità del pipistrello
che ha la sinistra fama di creatura
nata di notte, figlia di paura
che traduce in singhiozzi un ritornello.

Ma è l’altra verità che mi cattura:
che danza e vola come alcun fringuello
potrebbe fare meglio per natura.
-Nobile e disprezzato pipistrello !!-

Dirai che sono allora un menestrello…,
Ma no! Lasciami in terra senza le ali,
senza la voce, e le virtù regali…
guardami in faccia, sono proprio quello.


- Gesuino Curreli -

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