Sarà questo tempo più duro
che scroscia una pioggia di spine,
sarà che ho varcato il confine
del mondo e mi sembra più nero.
Oppure è la volta infinita
di un bianco paesaggio innevato,
la voce che ho sempre sentito
nell'anima farsi un boato.
Arrivo così alla deriva
del cielo, la sua negazione,
l'immane tristezza che priva
l'infanzia del senso del bene.
Sarà quel ricordo che brucia
perenne velando lo sguardo
di polvere, pianto, sfiducia
sul tempo a cui più non m'accordo.
Ricado nel buio fatale
che spezza in singhiozzi il respiro
dell'alba tarpata e dall'ombra
del cuore rigetto il mio male.
Sarà che pure dentro il più bel sogno
il fiato della morte scava il segno.
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