Non chiamarlo esercizio di stile,
ogni verso è un singhiozzo ingoiato
sotto l'ombra, tra i veli del vento,
fra le righe di stanche parole.
Cade giù come un pianto affogato
nello sguardo d'istanti e tristezza
che s'ammassa così, strato a strato,
su un dolore che sale le scale.
Non chiamare esercizio il mio vizio
di confondere dentro il silenzio
di simbolici segni lo strazio,
l'amarezza che ha sempre più spazio.
Ogni giorno è uno scoglio che ingoio
fra le porte che si aprono solo
per richiudersi sopra un barbaglio
che ha l'effetto di un nodo scorsoio.
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