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12 giugno, 2014

Bukowski si leggeva Dostoevskij

Bukowski si leggeva Dostoevskij
con una torcia sotto le coperte
nascosto dai rimproveri di un padre
padrone che si fece odiare a morte.

Mandava giù sorsate di rimbrotti
col vino rovesciando la sua immane
tristezza e per bruciare giorni e notti
si dava alla scrittura con passione.

"sapere cos' è il fango, un ospedale,
il carcere, la fame per diversi
giorni, m'hanno insegnato a lasciar fuori
stronzate quando butto giù i miei versi."

Bukowski si leggeva Dostoevskij,
ed era alla ricerca di qualcosa
di più, "qualsiasi cosa" purché fosse
lontana da finzioni e false mosse.

"se sono questi qui i nostri creativi",
diceva, "preferisco un incidente
sull'autostrada, un peto d'elefante,
qualunque cosa è meglio al loro niente".

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